5 piccoli allenamenti per il benessere…
con playlist

Se dovessimo pensare alla parola o alle parole più seguite in questi ultimi tempi, quali ci verrebbero in mente? Probabilmente “Benessere”, ma anche “Felicità”, “Resilienza”, “Intelligenza Emotiva”, “Gestione delle emozioni”, “Serenità”, “Stress”, “Ottimismo“Presenza”, “Attenzione”, “Concentrazione”.
Per citarne solo alcune…

Che cosa significano per ognuno di noi queste parole?

Per me hanno rappresentato e rappresentano delle sfide continue, dei piccoli traguardi da raggiungere giorno dopo giorno. In alcuni casi si è trattato di un vero e proprio cambiamento da riconoscere e da affrontare. Si tratta di dover acquisire nuove abitudini e/o di modificarne altre allo scopo di aiutarci “a stare meglio”. Mi è capitato spesso di idealizzare parole o concetti come benessere o felicità, credendo che siano un Altro così tanto lontano e complicato da raggiungere, che dipenda non solo da noi ma da mille e mille altri fattori esterni ed incontrollabili. Le esperienze vissute mi hanno fatto comprendere che invece la chiave di accesso a questi stati non è l’idealizzazione, bensì la semplificazione. Allenarsi a semplificare linguaggio, pensieri, azioni, punti di osservazione, livelli di attenzione, circostanze, situazioni, azioni e reazioni è stata una utile strategia di sviluppo di un maggiore status di benessere. Questo processo non è stato – e non è –  immediato e sempre “comodo”. Richiede una significativa attivazione personale in termini di ascolto, analisi e sviluppo dell’autoconsapevolezza rispetto ai principali processi che attiviamo attraverso le nostre azioni quotidiane, ma con una buona dose di volontà, determinazione e divertimento e con il supporto di piccole e semplici strategie a supporto possiamo ottenere ottimi risultati. Qui di seguito condivido i piccoli allenamenti che ho iniziato a sperimentare e che mi hanno permesso di registrare dei miglioramenti. Non sono esaustivi e risolutivi delle infinite possibilità di allenamenti, ma sono quelli che mi sono sentita più cuciti addosso – per iniziare.

Mentre scrivo, sto ascoltando  Good Life – degli One Republic”.

Accolgo l’idea! Assocerò un brano musicale a ciascun piccolo allenamento che presento. Così alla fine sarà creata una personale playlist dei “10 piccoli allenamenti per il benessere”. E la vostra? Avrò piacere di condividere le vostre playlist.

ALLENAMENTO 1: Praticare la “presenza”

Sono da sempre la tipica persona che “va a mille”. Sempre di corsa, con tante cose da fare o tante cose da voler fare. Idee che escono fuori come da un cannone … a volte fatico a starmi dietro, a volte fatica anche chi mi è accanto. Non sempre tutte queste idee sono diventate azioni, progetti, ma molte si (e sicuramente molte altre lo diverranno). Ed anche i risultati non sono sempre stati positivi o raggiunti. Perché? O lasciavo andare alcuni propositi (perché nel caos che si era creato non lo ritenevo più importante) o fallivo (perché non ci dedicavo il giusto tempo e la giusta attenzione) o mi ritrovavo fisicamente stressata (stanchezza, carenza di ferro, sonnolenza, mal ti testa, difficoltà di concentrazione, difficoltà ad addormentarmi, …). Con delle semplici pratiche di meditazione sono riuscita a ritagliare dei momenti di vero e proprio contatto con me stessa. Mi ci è voluto un po’ di tempo prima di decidere di provare. Per una persona sempre così sovra-attivata – come mi reputo io – fermarsi e “non pensare a nulla e fare nulla” è un’impresa quasi impossibile. All’inizio è stata una vera e propria forzatura. Me lo sono imposto. Ma poi ha iniziato a piacermi davvero, perché con davvero poco riuscivo ad ottenere tantissimo. Calma, silenzio, respiro …. Una ricarica naturale!

Cosa ho fatto? 2 o 5 minuti al giorno (o più volte al giorno) di concentrazione pura su me stessa, sul mio respiro, sull’ ascolto del mio nostro corpo mentre respiro. In questi minuti la sfida è di accogliere le sensazioni positive ed i benefici che questo momento ci sta regalando. Se la mente tende a svagarsi, facciamoci caso ma non giudichiamoci. Riportiamo la nostra presenza sul respiro. Pratico questo piccolo allenamento ogni giorno, sta diventando per me una sana abitudine – posso anche dire una richiesta diretta che corpo e mente mi fanno – che inoltre si può praticare in ogni momento, circostanza e contesto che – in qualche mondo – sta determinando in noi una condizione di stress.

  “Costruire – Nicolò Fabi”

ALLENAMENTO 2: Iniziare a “non rimandare”

“Lo faccio più tardi”, “Ho mille cose da fare, mi sa che non ce la faccio a farlo oggi. Posso occuparmene anche domani”, “Da domani mi dedico a questa attività!”, “Da Lunedì inizio…”.

Queste alcune delle strategie che mi è capitato di attivare per sfuggire dalle responsabilità. Volermi occupare di una qualche attività – o dovermene occupare – implica, in un certo qual modo, di doversene assumere le responsabilità, di concentrarsi su ciò che è davvero importante –  a volte difficile – e a noi sconosciuto. Non gradivo confrontarmi con il nuovo, con lo sconosciuto, con tutto quanto mi facesse uscire dalla mia comfort zone, perché questo non mi faceva sentire bene. E non è proprio piacevole sentirsi a disagio. Ma invece di parlarmi apertamente e chiaramente, invece di conoscere il mio disagio e farci amicizia, preferivo far ricadere la colpa sul tempo, sugli impegni. Bella trovata eh!?

Ma alla fine tutti i nodi vengono al pettine. Ho deciso di iniziare una piccola sfida con me stessa: esercitarmi a non rimandare – quotidianamente – piccole attività.

Ad esempio, so che oggi dovrei dedicarmi a proseguire la scrittura di questo articolo, ma mi impegno in mille altre piccole cose prima di mettermi a scrivere con la consapevolezza che non sono né più urgenti né più importanti dell’articolo. Se continuo così l’articolo non lo finirò mai!! E allora cosa ho fatto?

Mi sono imposta di iniziare e mi sono imposta di continuare ininterrottamente per 5, poi 10, poi 15 minuti e così via. Imposto sì. Inizialmente ho dovuto operare una vera e propria forzatura, ma che ho iniziato a considerare proprio un allenamento alla concentrazione. Si tratta di costruire una nuova abitudine per il cervello, fargli comprendere che, nel momento in cui si trova impegnato in una attività, dovrà pensare solo a quella per il tempo pianificato.

Mi è capitato di sentirmi tentata di fare altro (guardare il cellulare, aprire una pagina internet, scrivere appunti su un qualcosa d’altro, fare una telefonata), ma non ho permesso alla tentazione di interferire con il mio proposito. Mi sono fermata, ho riconosciuto la voglia di distrazione e poi ….

Un respiro e via. Continuo a svolgere la mia attività; e non dimentico di celebrare il successo una volta conclusa!

 “Wish you were here – Pink Floyd”

ALLENAMENTO 3: “Mollare la presa”

“Avvocato delle cause perse … le mie…”, “Dover essere coerenti a tutti i costi …”, “Deve andare in questo modo … altrimenti …”, “Sarà certamente così …”, “Ma guarda un po’ come guidano…!”, “Quanto baccano … io devo lavorare caspita!”.

Ma la vita non è già troppo frenetica, veloce, ricca di stimoli? Perché complicarsela ancora di più? E perché allora non concentrarsi sulle cose che stanno accadendo nel modo in cui stanno accadendo … e basta? Perché caricare e caricarci più del dovuto? Sono domande che ancora mi pongo spesse volte.

La risposta – o meglio le risposte – sono davvero molte e variegate. La lamentazione a volte rappresenta la strada più semplice per scappare e rifuggire dalle responsabilità, dal dialogo con noi stessi, dalla possibilità di concedersi e sperimentare il cambiamento, dalla serenità. Lamentarsi significa essere compatiti a volte e quanto ci piace essere coccolati e compatiti … “oh, poverina, come mi dispiace vederti così stressata. Qualsiasi cosa posso fare per aiutarti sono qui a disposizione”. Ahhh che bella sferzata di energia per il nostro narcisismo!!! Significa, in modo furbo, comunicare a sé ed agli altri che le cose non possono o non devono cambiare perché il rischio è che vada a finire ancor peggio e poi … che si fa? Ma se invece andasse meglio?

E se invece “lasciar andare”, essere grati comunque ed a prescindere, essere più flessibili nei confronti degli eventi, non aspettarsi che le cose vadano esattamente in un dato modo, non aspettarsi dagli altri comportamenti – azioni – parole che ci fanno sentire al sicuro, fossero strumenti di felicità, serenità, semplicità e leggerezza? Allenare la mente alla flessibilità ed alla creatività è un utile esercizio di benessere, che ci apre la mente e l’anima e ci permette di rispondere agli eventi con maggiore consapevolezza, efficacia e libertà. Libertà perché non siamo più aggrappati a nessun “deve” o “non deve” e siamo pronti ad affrontare tante incredibili avventure quotidiane.

  “Time is running out – Muse”

ALLENAMENTO 4: “Giocare di più”

“Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé. (Pablo Neruda)”.

Il gioco è creatività, ma anche regole; il gioco è divertimento, ma anche impegno; il gioco è improvvisazione, ma anche strategia; il gioco è corpo, ma anche mente; il gioco è competizione, ma anche alleanza; il gioco è evasione, immaginazione, ma anche realtà; il gioco è azione, ma anche emozione; il gioco è ragionamento, ma anche intuizione. Il gioco è comunicazione, integrazione, cultura, costruzione, socializzazione, conoscenza, educazione, è flusso, è creatività.

Ci ricordiamo di quando eravamo bambini ed avevamo la capacità di trasformare tutto in un gioco? Io mi sforzo di farlo ogni giorno. Mi hanno aiutato in questo i miei figli. Poter osservare la loro capacità di divertirsi con tutto, sorprendersi di tutto, ridere e gioire dei risultati, creare con fantasia … mi fa sentire bene e desiderosa. Tutto può diventare una divertente novità, se vogliamo. Tutto può diventare una incredibile storia fantastica, se vogliamo. Ed io ho deciso di volere.

Ecco perché nella mia pratica quotidiana di self coaching, coaching, consulenze psicologiche, attività e servizi di long life learning, introduco – e cerco di introdurre – il gioco come facilitatore della relazione e della consapevolezza. Il gioco lo intendo in tutte le sue forme creative (ed in quelle che ho sperimentato e che mi appassionano) e nella sua accezione più ampia di “arte al servizio del benessere”.

  “La Cura – Battiato”  

ALLENAMENTO 5: “Cantare”

Cantare, cantare, cantare, cantare … ecco il mio segreto. Suono il piano da tempo oramai, ho studiato canto e … canto. Il canto è suono, musica, parola, corpo, respiro … è tutto.

“La musica unisce”: unisce noi e gli altri, unisce noi con noi stessi. Il canto è integrazione perfetta tra voce, suono, musica, parola. Tra tecnica ed emozione. Tra respiro e movimento. E’ opportunità di conoscenza degli altri e di noi stessi perché cantare offre l’opportunità di intraprendere un viaggio all’interno di se stessi e del proprio mondo emotivo. Cantare è movimento, esercizio. Vi capita mai di iniziare a cantare – credendoci, e non muovendo blandamente le labbra – ed alla fine del brano sentirsi affaticati? Con il fiatone? Con gli addominali indolenziti? Con la mascella indolenzita? Con il formicolio in viso-testa? Se la risposta è “sì!” allora avete direttamente sperimentato l’impegno fisico del canto … e del respiro … e l’enorme sensazione di benessere e liberazione che ne segue … J

La musica è la mia passione, ma sta permeando sempre più anche le mie attività professionali. Progetto attività formative e di self empowerment con la musica, il mio format “musicando imparo” è attivo per gli asili nido e sto sviluppando la mia figura di “coach per i cantanti”, attraverso la quale facilito la gestione di una integrazione tra emozione, intenzione, respiro ed espressione.

  “La vita è adesso – Claudio Baglioni”

Ed allora …  let’s sing, let’s music and get breath .. JJJ 

 

 

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